Co-sleeping: sì o no?

Rispondo subito alla domanda del titolo: Co-sleeping, per quanto mi riguarda, decisamente sì! Il motivo è sostanzialmente uno, ed è quello di preservare il mio sonno e, ovviamente, quello della mia bambina.

Prima di acquistare una spondina alla prenatal, e di destinare praticamente metà lettone a mia figlia, mi sono imbattuta in infinite disquisizioni da parte di convinti sostenitori del “ilbambinodevedormirenellasuacullasennònontelotoglipiù” e ancora “adessotipiacepoitivoglioquandodevicacciarlovia”. La bimba la notte si svegliava di continuo (e non per allattare; per quello si svegliava ogni 3/4 ore), non appena toccava la mia mano o sentiva il contatto con il mio corpo, si riaddormentava. Dopo aver resistito per qualche settimana all’istinto di metterla a letto con me, ho pensato che “chissenefregasevuolecontinuareadormireconme”; al momento, quello che conta è che sia serena e che faccia dormire anche me. Da allora la notte si sveglia esclusivamente per mangiare; ogni tanto apre gli occhi e con la sua manina cerca la mia, per poi immediatamente riaddormentarsi.

Così, mi sono messa a fare qualche ricerca, e ho scoperto che il co-spleeping ha un’infinità di sostenitori e che, in passato, non era una pratica bandita né discussa. Fra i vantaggi riconosciuti di questa “pratica”, c’è, come non è difficile immaginare, l’importanza del contatto madre/figlio, contatto che offre una serie di benefici non solo psicologici ma anche fisici.

Dormire di fianco alla propria madre faciliterebbe il piccolo a regolarizzare diverse funzioni corporee, legate alla frequenza cardiaca, alla respirazione, alla temperatura e ancora alla digestione. Condividere il letto con la mamma – e anche con il papà, ovviamente – aiuterebbe a solidificare la fiducia nei confronti dei genitori e, di conseguenza, la sicurezza di sé. Recenti studi hanno poi constatato come dormire nel lettone consenta di abbassare il livello del cortisolo (noto anche come ormone dello stress) e renda più tranquillo il bambino anche in età adulta.

Altro fondamentale beneficio del co-spleeping è lo stimolo alla lattazione: il contatto notturno con il proprio figlio aiuta infatti a stimolare la produzione di latte.

In risposta infine alle principali critiche mosse nei confronti di chi sceglie di dormire insieme al proprio bambino, diversi studi pediatrici confermano come fra i cinque e i dieci anni, i bambini richiedano autonomamente la propria indipendenza di notte, senza attendere che siano i genitori a sfrattarli. Un’indipendenza che la maggiorparte dei bambini richiede anche prima di questa età.

 

E voi, siete pro o contro il co-sleeping?

 

Trovate qui la spondina per il lettone.

Un pensiero su “Co-sleeping: sì o no?

  1. Contrissimo ! Per motivi igienici e di riposo. Ognuno nel suo letto e nella sua stanza. Certo, lo puoi fare se il pargolo si sveglia poco. il mio non si svegliava quasi mai !

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